Tour – Birmania (Myanmar) 9 giorni FAI DA TE

Tour – Birmania (Myanmar) – 9 giorni FAI DA TE

Il mio Itinerario tra città più turistiche e zone quasi vergini al turismo

Il mio viaggio in Birmania – DURATA 9 giorni –

TAPPE DELL’ITINERARIO: YANGON-LOIKAW-LAGO INLE-MANDALAY-ANTICHE CAPITALI-BAGAN-YANGON

Giorno 1

YANGON: ARRIVO CON VOLO IN MATTINATA. E’ LA VECCHIA CAPITALE SPODESTATA SOLO 10 ANNI FA.

E’ il centro economico vitale del paese. Preparatevi al “lercio”.  L’impatto iniziale con la ex capitale ammetto che avrebbe destabilizzato chiunque, me in modo articolare, consapevole di aver scelto una meta non ancora così turistica in un paese non al passo con i tempi, ma avendo i miei limiti. Non si è mai così preparati ad un impatto del genere comunque, vi assicuro.

E’ una città amata dai locali e meta di pellegrinaggio da tutta la Birmania. Oltre alla Pagoda SHWEDAGON (la più grande di Birmania), che vi consiglio di raggiungere un’ora prima del tramonto e godervi lo spettacolo, troverete palazzi in stile coloniale che risentono di decenni di abbandono, la Botataung Paya e il labirinto d’oro e la Sule Paya. La Lonly Planet segnala anche una sinagoga.. deludente.

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Giorno 2

LOIKAW.

VOLO INTERNO YANGON – LOIKAW MATTINO PRESTO

Qui ho organizzato una visita con guida (prenotata su web in Italia) perché in questa zona è necessario un permesso aggiuntivo e va richiesto 5 giorni prima.

Forse una delle tappe più belle del mio viaggio.

Già all’aeroporto (se così si può chiamare) capiamo di essere atterrati in un luogo poco battuto dai viaggiatori. Ne abbiamo la conferma quando, arrivati a Loikaw, principale cittadina dello stato Kayah fatichiamo a trovare un cartello qualsiasi scritto nel nostro alfabeto e incrociare lo sguardo di un viso dai tratti europei è praticamente impossibile.

Bingo!! Abbiamo scovato la perla nascosta del Myanmar, dove non osano i turisti anche perché fino a 5 anni fa l’accesso alla regione era interdetto agli stranieri e ancora oggi per raggiungere alcuni villaggi serve il permesso governativo.

Loikaw ha un paesaggio incredibile. Montagne, giungla, piantagioni, villaggi che spuntano all’improvviso per sparire un secondo dopo. Nel Villaggio Ka Yan a Pan Pet incontriamo le Padaung, le donne giraffa dal collo lunghissimo chiuso in tanti, troppi anelli d’ottone.

Temevamo l’effetto zoo, in realtà qui la vera stranezza siamo noi!!!!!

Tutti ci salutano mentre passiamo con il nostro monovolume anni 70 sgangherato guidato da Martino, la nostra guida locale parlante un inglese tutto suo ma molto disponibile e sorridente.

Trascorriamo la giornata a chiacchierare nei vari villaggi (sempre con Martino che traduce per noi in simultanea) con le donne giraffa, le figlie, i nipoti. Pranziamo con loro, suoniamo i loro rudimentali strumenti, proviamo a tessere il cotone e setacciare il riso. Una giornata incredibile fatta di discorsi senza parole, di sguardi profondi, di sorrisi.

Fortunatamente il nostro hotel ha un ristorante interno altrimenti … niente cena!

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Giorno 3

Decidiamo di risalire da Loikaw al lago INLE navigando. Una vera sorpresa! Sarà una delle parti più belle del viaggio.

ITINERARIO: LOIKAW-PEKON (TAXI) + LACIA A MOTORE (5 ORE CIRCA) FINO A IN PHAW KHONE (PERNOTTAMENTO SU PALAFITTA)

Nel tragitto facciamo le tappe: Samkar, pagoda Tharkong e Naung Boh dove si producono oggetti in terracotta.

Alle 9 del mattino parte la nostra avventura dopo aver raggiunto il villaggio di Pekon, navigando in direzione nord. Siamo su una lancia che fa così casino che dopo un po’ il rumore diventa un tuttuno con i pensieri ma  il viaggio è ampiamente ricompensato da paesaggi di incomparabile bellezza.

Il lago si restringe fino a diventare un lungo canale dal quale è possibile scorgere i villaggi collocati su entrambe le sponde. In quelle acque limpide (strano ehhh), donne fanno il bucato, bambini si lavano e uomini pescano. Sulle sponde mucche fanno capolino legate su lembi di terra di pochi metri, i fior di loto emanano un profumo inebriante e gli schizzi d’acqua rinfrescano il viso.

Per il pranzo arriviamo a Samkar, una località rimasta nascosta per anni e in cui l’accesso ai visitatori è stato consentito solamente dal 2003. Fino a poco tempo fa era obbligatorio essere accompagnati da una guida Pa-O. Questo obbligo è stato ora rimosso, ma la zona continua comunque a rimanere ben lontana dal turismo di massa.

Al tramonto arriviamo sulla nostra palafitta, dopo cena il rumore delle barche si dirada, lasciando spazio ai soli rumori della natura in cui siamo immersi… con fatica ci addormentiamo con negli le immagini di una vita lontana da noi anni luce.

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Giorno 4

ALLA SCOPERTA DEL LAGO INLE

La giornata comincia di buon’ora (essendo andati a dormire alle 20:30!!!) e siamo fortunati, il mercato itinerante dei 5 gironi del lago è proprio a Nampan a pochi km dal nostro alloggio e così, decidiamo di esplorarlo di buon mattino prima dell’arrivo dei turisti e ritagliarci i nostri momenti di autenticità anche qui. Anche il lago Inle lo si esplora in barca, toccando villaggi di pescatori in piedi sulle loro barchette, mercati, laboratori di argento, sigari, artigianato locale attraversando una zona che a tratti ricorda la  giungla e gli orti galleggianti fino a raggiungere la meta finale Nyaungshwe, paese che ospita una manciata di alberghetti e ristorantini che ci attende per la notte.

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Giorno 5

UNA GIORNATA DI RELAX SULLE SPONDE DEL LAGO

Dopo tanti km percorsi decidiamo di rilassarci e goderci un pochino i dintorni del lago senza una vera meta ma lasciandoci guidare dalla curiosità cercando di osservare il lago da altre prospettive. La zona conserva una complessità paesaggistica e culturale che non è propria di nessun altro luogo al mondo e volevo darmi tempo per cogliere tale complessità.

Prendiamo le biciclette e cominciamo la nostra sgambettata tra la natura. Una giornata rilassante e inaspettata.

Non avevo idea delle condizioni del percorso, ma mi avevano detto che mi aspettavano una ventina di chilometri per lo più in piano e così è stato.
In mezza giornata sono riuscita a raggiungere il villaggio di MAIN THAUK e farmi avvolgere nuovamente da quegli scorci di vita quotidiana locale che tanto mi affascina. Il villaggio è attraversato da un ponte in legno lungo quasi mezzo chilometro, che collega la parte del centro abitato costruita sulla terra ferma a quella costruita sulle palafitte. In questa zona esiste anche una vineria. SI! UNA VINERIA!!!! Vino Birmano? La curiosità è troppa, decidiamo di assaggiarlo e raggiungere la vineria per il pranzo. Il risultato è una vista mozzafiato decisamente migliore del vino!

il fascino e l’autenticità del Lago Inle non sono affatto andati perduti, nonostante l’avvento di migliaia e migliaia di visitatori che ogni anno giungono al suo cospetto.

Alle 19:00 esperienza che segnerà il tour in modo significativo: “VIP” BUS notturno per Mandalay 170 km in circa 9 ore…. Servono ulteriori dettagli?

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Giorno 6

MANDALAY

Qui abbiamo definitivamente capito che:

  • ai birmani piace molto suonare il clacson. Strombazzano per dire “Ciao, esisto”, non “Spostati” o “Muoviti è verde” come in centro Milano. Anche perchè i semafori non esistono, vige la legge del più forte. La circolazione su strada si effettua in 4 fasi: Arrivo deciso, strombazzata di clacson, conquista dell’incrocio e scatto felino cercando di investire un pedone  o urtare una moto. Ecco, il gioco è fatto!
  • Ai birmani piace masticare e…sputare. Dopo giorni di disappunto continuo a non abituarmi al Betel un masticatorio che viene preparato in bancarelle con foglie di betel, noce di areca, calce e tabacco. E’ impossibile non restare colpiti dalle innumerevoli macchie rosso-sanguigne che lordano le strade e da uomini e donne dalle labbra gonfie e dalla bocca tinta in rosso cupo e dai denti neri, che sputacchiano con una straordinaria frequenza. Sono i masticatori-sputatori di betel, mentre le chiazze purpuree notate nelle strade sono gli sputi rossastri cui continuamente li costringe l’aumento di secrezione salivare provocato da esso.
  • ci si sveglia presto, anzi prestissimo. Già dalle prime ore dell’alba le città sono vive più che mai. Vuoi per andare al mercato che apre prima dell’alba, vuoi, se sei uno dei mezzo milione di monaci del Paese, per cominciare a raccogliere offerte dei generosi che provvedono al tuo sostentamento. Vuoi, se sei un devoto o un turista curioso, per raggiungere il tempio di Mahamuni e assistere al lavaggio del viso di Buddha ricoperto d’oro che si svolge ogni mattina tra le 4 e le 4:30 ( Per noi, profani, è un teatrino un po’ ridicolo, ma sapere che per loro è uno dei riti più sacri mette una certa soggezione).

Mandalay è la capitale culturale e, oltre al suo palazzo reale, colpisce perle numerose botteghe di sculture di statue in pietra di Buddha, i laboratori di giada e di lacche, e i laboratori di fogli d’oro sottilissimi che i fedeli comprano e applicano sulle statue sacre nei templi.

Una tappa obbligata è Sandamuni Paya, contenente il libro più grande del mondo (15 libri dei tripitaka, le scritture classiche buddhiste), scritto su 729 lastre d marmo ciascuna collocata nel suo piccolo stupa.

Per il tramonto raggiungiamo Mandalay hill, decisamente fotogenica.

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Giorno 7

LE ANTICHE CAPITALI ( ARAMAPURA- MINGUN- SAGAING-INWA- PONTE U BAIN)

Ecco il giro programmato con il nostro driver per tutta la giornata (costo circa 30 dollari):

Amarapura – Maha Ganayon Kyaung, un monastero dove ogni giorno è possibile assistere alla distribuzione del pasto ai monaci. I monaci fanno solo 2 pasti al giorno e il secondo deve essere fatto entro mezzogiorno. E’ un rito che assolutamente vi consiglio di vedere! Dopo aver assistito al pasto, girate per il monastero (visibile solo dall’esterno) per vedere come vivono i monaci, ma fatelo in modo discreto. Io non ho potuto approfondire perchè una folla di turisti cinesi rumorosi ha rovinato un momento intimo e meditativo a cui tenevo particolarmente.

Sagaing – con le sue pagode e la collina panoramica.

Mingun – In questa piccola cittadina la Mingun Paya la fa da padrona, una parte di quello che  avrerebbe dovuta essere la pagoda più grande al mondo se non fossero stati interrotti i lavori dopo la morte del re. Proseguendo il giro si arriva alla Mingun Bell, un’enorme campana che per anni è stata la più grande del pianeta. Infine la Hsibyume Paya, una pagoda disposta su sette terrazze bianche ondulate… molto suggestiva ma INFUOCATA!!!

Ava (Inwa) – Per arrivarci siamo saliti su una barchetta in legno per attraversare il fiume Poi saliti su un calesse per il giro della città. Il giro in calesse tra i banani è la vera esperienza qui!

A conclusione della giornata il tramonto sul ponte U-Bein ad Amarapura, ovvero il ponte pedonale in legno più lungo del mondo! Preso d’assalto all’ora del tramonto, resta comunque l’orario migliore per ammirarlo.

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Giorno 8

BAGAN

Partiamo all’alba con Bus locale per Bagan. 6 ore di fermate tra i villaggi, buche e strade sterrate. Se Mandalay è rumore, Bagan è meditazione. L’atmosfera mistica è palpabile ad un primo sguardo, nonostante la moltitudine di visitatori che però sono tutti “viaggiatori” più che turisti e questa è la salvezza. Saliamo sul nostro bel tuc-tuc alla scoperta degli oltre 2000 stupa e templi della zona…. Dopo i primi 10 siamo talmente accaldati che fatichiamo a goderci lo spettacolo e cediamo ad una pausa ristoro davanti all’ANANDA Pahto, bello e scintillante in parte ricostruito, all’ombra di pietre millenarie che, nel 2016, un terremoto ha rischiato di far venir giù come birilli.

Ma è all’ora del tramonto che restiamo senza fiato. Sono il silenzio in cui cadiamo, quando smettiamo di correre tra un sito e l’altro, e lo spettacolo naturale a rapirci, quando, da un’altura scorgiamo il calar del sole, una vera opera d’arte.

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Giorno 9

VISITA DI BAGAN DALLA MONGOLFIERA.

Si, questa è l’esperienza forse più turistica del viaggio ma, vale davvero la pena. Ogni mattina, prima del sorgere del sole, sopra i templi di Bagan è possibile ammirare una danza davvero suggestiva: decine di mongolfiere si alzano in volo e regalano uno dei momenti più emozionanti di un viaggio in Myanmar.

Il pick up concordato dall’Italia è alle 5 di mattina per raggiungere il campo dove una squadra addestrata e organizzata di uomini prepara le mongolfiere man mano che le luci dell’alba illuminano i nostri visi ancora assonnati. Tra un caffè e qualche biscotto per carburare è ora di salire nel cestone che ci porterà a sorvolare la piana e abbracciare la moltitudine di templi con lo sguardo.

Mentre si sorvolano i templi il nostro pilota Paolo ( Piemontese doc che non vede l’ora di scambiare due chiacchiere con turisti italiani) racconta la storia del volo in mongolfiera e indica le pagode più rinomate. Si conclude il volo alle 7:30, atterrando su un isolotto dove ad attenderci c’è la nostra barchetta pronta a partire ma non prima di un brindisi con un buon bicchiere di Champagne!

Stanchi ma appagati trascorriamo l’ultimo pomeriggio a farci coccolare in un resort… riposo meritato prima del volo di rientro per Yangon.

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I momenti che non dimenticherò di questo incredibile viaggio sono tantissimi e ci tengo a scriverli in questo blog, per fissarli ancora di più nella mia memoria, quasi a volerli stringere ancora di più nel cuore.

In queste ultime righe vi porto nel mio Myanmar, mettendo da parte siti archeologici, pagode e paesaggi… riassumendo sensazioni altalenanti, esperienze vissute e cose viste, con un po di nostalgia per un paese che solo a tratti mi ha comunicato la voglia di farcela ma che mi ha offerto sempre la sua infinita ospitalità.

I momenti che non dimenticherò mai:

  • Quando siamo arrivati a Yangon e la nostra faccia scrutando in una città spettrale e lontana anni luce da noi
  • Quando abbiamo cercato rifugio nel resort per il pranzo e la pioggia torrenziale
  • Quando abbaimo capito che avremmo dovuto convivere con gli scatarri
  • Quando abbiamo visto Il primo tramonto a Yangon e la nostra prima pagoda, la più bella, la più grande
  • Quando abbiamo tolto le scarpe la prima volta, e la seconda, e la terza, la quarta …. e poi fatto l’abitudine incrociando virtualmente le dita affinché il pavimento fosse abbastanza pulito e capito che il segreto è: non-farsi-domande
  • Quando abbiamo tappato lo scarico della doccia con le ciabatte per paura degli animali
  • Quando ho recuperato lo zaino davanti all’aereo a eliche direttamente sul carretto all’arrivo  Loikaw
  • Quando ci siamo fermati in un paesino sperduto rurale e i bambini all’uscita dalla scuola ci osservavano curiosi
  • Quando la famiglia delle donne giraffa ci ha invitati a pranzo. Non appena sono entrata nella loro casa mi sono sentita a disagio: una baracca che cadeva praticamente a pezzi, con pentole terrificanti e condizioni igieniche altamente discutibili. Mai come quella volta ho messo in pratica il concetto di gratitudine e all’improvviso quella casa fatiscente nella mia mente aveva assunto le sembianze di un castello
  • Quando siamo usciti per cercare un ristorante in un paese praticamente fantasma e siamo rientrati in hotel in 5 minuti
  • Quando abbiamo preso la barca la prima volta e setito profumo di fior di loto con un rumore assordante
  • Quando abbiamo visto bambini lavarsi nel fiume sorridere
  • Quando abbiamo visto prendere acqua dal lago, lavare i piatti e scaricare nello stesso punto del lago
  • Quando abbiamo aassistito alla partita di calcio di squadre locali e festa del paese
  • Quando abbiamo dormito in una palafitta con i rumori assordanti della natura
  • Quando abbiamo comprato l’anello d’argento
  • Quando abbiamo pranzato da soli nel ristorante nella giungla
  • Quando abbiamo preso la bicicletta
  • Quando abbiamo visto bambini dalle finestre con le tende-pantaloni fare ciao con la mano
  • Quando ci siamo fermati con bus notturno all’autogrill, poi all’altro (!!!!!) poi al confine come deportati e infine all’arrivo in hotel
  • Quando abbiamo incontrato l’unica coppia italiana
  • Quando abbiamo visto i monaci novizi raccogliere le offerte dalla gente del posto, stringendo tra le braccia la loro scodella.
  • Quando abbiamo visto per la prima volta l’apribottiglie artigianale
  • Quando il monaco sul bus ha mancato la bottiglietta sputacchiera
  • Quando all’alba a Bagan ci siamo alzati da terra, il momento esatto in cui ho visto le mongolfiere librarsi nell’aria, sovrastando la valle dei Templi.
  • Quando scimmietta curiosa ho scoperto l’acce del water Giapponese docciandomi per intero

Ma su tutto non dimenticherò mai la dignità di un popolo ospitale che non perde occasione di regale un sorriso e aiutarti come può, e la cantilena di una lingua incomprensibile di cui ricorderò per sempre il suono del saluto “MINGALARBAR”.

Per leggere il mio personale pensiero sul MYANMAR, leggete l’articolo: “Birmania, un viaggio nel tempo”

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